Non esiste giornalismo senza libertà, a 18 anni dall'omicidio Alfano.

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Il futuro dell’Italia sulla via Pontina

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  • Non esiste giornalismo senza libertà, a 18 anni dall'omicidio Alfano.

    Lunedì 09 Gennaio 2012 10:13
  • ACCA LARENTIA, STRAGE SENZA COLPEVOLI

    Sabato 07 Gennaio 2012 13:03
  • Giovane Italia Bologna contro la manovra Monti

    Lunedì 19 Dicembre 2011 14:20
  • Il futuro dell’Italia sulla via Pontina

    Domenica 04 Dicembre 2011 20:15
  • Sarkò ride, l'Europa no!

    Lunedì 21 Novembre 2011 00:03

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18 anni fa. La sera dell'8 gennaio 1993 a Barcellona Pozzo di Gotto viene ritrovato, riverso sul volante della sua renault 5 rossa, il cadavere di Beppe Alfano, professore di Educazione Tecnica nella vicina Terme Vigliatore e corrispondente del quotidiano catanese "La Sicilia". Professore e quasi giornalista, non un giornalista qualunque.

Politicamente impegnato fin da giovanissimo nelle formazioni di destra - Ordine Nuovo prima e, poi, il Movimento Sociale Italiano - è un quasi giornalista scomodo. Passato dalle esperienze delle radio indipendenti degli anni 70, inizia a scrivere in occasione dell'esecuzione del nipote di un boss locale - Pino Chiofalo "U seccu" - trucidato in piazza durante una festa di paese insieme ad un ignaro amico, in una feroce faida che nel 1991 scuote l'apparente tranquillità della provincia messinese, detta la provincia "babba" perché la mafia peloritana - si credeva - non sa organizzarsi. Si occupa così della cronaca giudiziaria della provincia messinese ed è uno di quelli che non si limita a freddi e superficiali racconti di cronaca . Beppe Alfano è uno di quei giornalisti che scrive con un unico obiettivo: portare alla luce la verità. E per far questo, indaga, approfondisce, analizza fatti, legami e "intrallazzi" che si intrecciano nella sua provincia e, soprattutto, nella città di Barcellona, un centro di 45.000 abitanti in cui le cosche mafiose sono molto potenti e legate alla mafia catanese del clan dei Santapaola; e in cui i rapporti tra politica, economia e criminalità permettono il controllo di grossissimi affari che movimentano ingenti somme di denaro.
Insomma, negli anni 90 a Barcellona, con la mafia c'è poco da scherzare. A pestare i piedi alle cosche c'è solo da rischiare.

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Un pomeriggio come tanti. La stanca monotonia di un sabato dopo le feste di fine anno, viene improvvisamente interrotta dal gracchiare impazzito di «Doppia Vela 21», la radio della polizia.

«Colpi di arma da fuoco in via Cave, angolo Acca Larentia» quasi urla l'operatore della questura lanciando il messaggio alle volanti. Erano le 18,23 del 7 genaio 1978 come ricorderanno con cinica precisione i «Nuclei armati per il contropotere territoriale» nella loro rivendicazione. Una pioggia di colpi di mitraglietta e pistola contro un gruppetto di ragazzi colpevoli di frequentare una sezione missina. «Fascisti», come li consideravano molti in quegli anni di piombo e sprangate. Ucciderli non era reato, come recitavano le scritte sui muri e gli slogan nei cortei. Presi la borsa con le macchine fotografiche e via verso l'ospedale San Giovanni, quello più vicino al luogo dell'attentato. Al pronto soccorso c'era il caos. Le ambulanze arrivavano una dietro Le macchie di sangue arrossano il pavimento e le scale. Dentro la sezione, tavoli rivoltati e anche qui sangue ovunque. La polizia non riesce a circoscrivere la zona. Arriva Giorgio Almirante. Arriva Gianfranco Fini, giovane segretario del Fronte della Gioventù. La situazione è tesa. La gente piange ma è piena di rabbia. Basta una scintilla. E il caos scoppia quando un cineoperatore o un giornalista Rai lasciano cadere, con gesto innocente e naturale, la cicca della sigaretta sul sangue di uno dei ragazzi uccisi. Spinte, urla

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Un hotel sulla via Pontina per disegnare il futuro dell’Italia. Trecento giovani dai 17 ai 37 anni sono chiusi da ieri mattina nelle sale dell’Hotel Antonella per ascoltare, pensare, discutere ed elaborare il futuro dell’Italia. Ospite d’onore dei giovani, il segretario del Pdl Angelino Alfano, introdotto e stimolato da Pietrangelo Buttafuoco, un vero e proprio ‘guru’ per le generazioni cresciute a pane, destra e i suoi libri. I lavori erano iniziati con i saluti della Giovane Italia del Lazio portati da Chiara Colosimo e Alesandro Colorio, il saluto del Pdl della Provincia di Roma portato da Francesco Lollobrigida ed erano proseguiti con gli interventi dei leader di questa generazione. Andrea Volpi, Giovanni Donzelli, Augusta Montaruli hanno scandito i tempi degli interventi fino all’arrivo di Maurizio Gasparri e Giorgia Meloni. Presenti, tra gli altri, anche i giovani consiglieri regionali Vittorio Pesato, Galeazzo Bignami, Lorenzo Sospiri, il capogruppo al comune di Roma Luca Gramazio e gli Assessori Regionali Vittorio Ravello ed Elena Donazzan. Alle 18 il bagno di entusiasmo con Angelino Alfano: legalità, selezione della classe dirigente, lotta alla mafia, amore per la Patria, difesa dei Valori e delle parole d’ordine. Un confronto serrato tra giovani e un leader di partito mai stato così vicino anagraficamente e culturalmente alle nuove leve. Il segretario del Pdl ha impiegato un’ora poi a salutare uno ad uno i ragazzi che volevano farsi le foto, parlargli un secondo, stringergli la mano, farsi autografare il libro o semplicemente scambiarsi entusiasmo. Salutato il segretario, i ragazzi si sono chiusi in assemblee e commissioni fino alle due di notte e anche oggi fino dalla mattina proseguono i lavori. Eletti nelle scuole, nelle università, consiglieri comunali, provinciali, regionali e assessori discutono, si confrontano e disegnano ininterrottamente da ore il futuro dell’Italia. Presente in ogni momento come sempre Maurizio Gasparri, vero punto di riferimento politico e umano di questi ragazzi.

fonte: http://www.destra.it/il-futuro-dellitalia-sulla-via-pontina/

Bologna, 19 dicembre 2011

Manichini e regali di Natale per protestare contro l’iniqua manovra licenziata del governo Monti.

Dopo il voto alla Camera di venerdì è ormai ufficiale il pacchetto di misure “salva Italia” del governo tecnico. Queste misure non possono trovarci d’accordo.
Questo governo, peraltro privo della legittimazione popolare e nato sotto l’egida della BCE e dei potentati economici che hanno causato la crisi stessa, ha deciso non di tagliare la spesa pubbilca – come sarebbe stato doveroso, a partire dai costi della politica – ma di introdurre solo nuove tasse.
In particolare troviamo iniqua ed ingiusta la reintroduzione dell’ICI sulla prima casa, che graverà sulle famiglie e soprattutto sulle giovani coppie, ledendo quello che noi riteniamo essere un diritto fondamentale e che già è compromesso da un sistema creditizio e fiscale inadeguato.
Non è poi ammissibile che non venga toccato alcun privilegio delle tante caste (politici, sindacati, magistrati, ordini professionali), ma si tassino le famiglie e si prospetti a chi è appena entrato o sta per entrare nel mondo del lavoro un futuro non solo incerto, ma fatto di sacrifici continui.
Abbiamo quindi deciso di “invadere” la città con una serie di pupazzi che rappresentano il disagio di un’intera generazione di fronte da un lato a una politica che non ha saputo gestire la crisi e ha deciso di consegnare il paese in mano agli interessi stranieri e dell’alta finanza, dall’altro a una tecnocrazia che non può certo garantire all’Italia un futuro.
I manichini sono stati posizionati in Piazza Maggiore, Piazza Nettuno, sul ponte della tangenziale presso l’uscita 2 e su quello di San Donnino, nel laghetto dei giardini Margherita e presso l’ingresso dell’ agenzia delle entrate.
Mattia Kolletzek
Dirigente Nazionale Giovane Italia
Francesco Mattia Rubini
Responsabile Provinciale Azione Universitaria
Stefano Cavedagna
Dirigente Provinciale Giovane Italia Bologna

 

Nella notte dopo che lo spread tra titoli di stato tedeschi e francesi, ha raggiunto un nuovo record (che temiamo sia il primo di una lunga serie) i militanti della Giovane Italia Bologna, hanno affisso uno striscione (vedi foto allegate) di fronte al consolato Francese in via Solferino. Lo striscione ovviamente con un significato goliardico, affronta però un tema serissimo ovvero la crisi finanziaria che sta colpendo tutta l’unione europea. Dopo aver offeso tutta l’Italia deridendola al vertice del G20, siamo sicuri che il presidente Sarkozy non troverà nulla da ridere nella situazione economico finanziaria che si troverà ad affrontare il suo paese nelle prossime settimane. E nemmeno la Giovane Italia nonostante lo striscione goliardico, ha voglia di ridere per la situazione finanziaria francese e degli altri paesi. Quello che sta succedendo negli ultimi mesi, è una vera e propria guerra portata avanti da speculatori senza scrupoli che espropriano i popoli europei della propria sovranità, condizionando le scelte politiche dei governi (con i casi eclatanti di Italia e Grecia) e le cui vittime rischiano di essere le famiglie e in particolare le nuove generazioni.  L’unica piccola risata che ci sentiamo di fare all’indirizzo della premiere dame Carla Bruni, che non ha mai perso occasione per denigrare il proprio paese di origine, sottolineandone l’inferiorità rispetto alla Francia; Ci auguriamo per lei che in tempi brevi non si trovi costretta a ribaltare questo giudizio.

 

Mattia Kolletzek

Dirigente nazionale Giovane Italia

Francesco Mattia Rubini

Responsabile provinciale Azione Universitaria

Stefano Cavedagna

Dirigente provinciale Giovane Italia

 

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